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3.9.08

Shrooms - Trip senza ritorno

Regia: Paddy Breathnach.
Cast: Lindsey Haun, Jack Huston, Max Kasch, Maya Hazen, Alice Greczyn, Don Wycherley, Sean McGinley.
Anno: 2006.
Durata: 84 minuti.


A tre anni di distanza dall' uscita dal paese di origine, Breathnach porta sullo schermo qualcosa di nuovo ma terribilmente banale e confusionaria, un film che non lascia niente dietro di se, nemmeno la morale a cui ambiva.





Un gruppo di giovani studenti và a fare campeggio in un bosco isolato dell' Irlanda. Il loro obbiettivo stando lontani dalla civiltà è quello di farsi una miriade di trip allucinogeni, funghi che crescono nel suddetto bosco, il quale è circondato da numerose storie terrificanti. La bella ragazza bionda però si nutre di uno dei funghi più pericolosi e potenti e, durante la notte ha delle strane visioni su oscure presenze che abitano il bosco.
Inutile fingermi soddisfatto del film poichè non lo sono. Analizzato dalla confezione esterna Shrooms si presentava come una venttat d' aria fresca in molti e dico molti, dei teen - horror attuali, mi sbagliavo sicuramente. L' idea di base c'è per me e c'è sempre stata ma, la trasposizione confusionaria e quasi minimale dell' opera rende il tutto più difficile da seguire, ostico, quasi fosse un intrico di storie che invece sono banali tutte, senza esclusione come la trama principale del film. Inutile citare nomi su nomi, il cast è giovane, tutte belle speranze che, però, a quest' esordio sul grande schermo si dimostrano poco immedesimati e inespressivi (Sopratutto la parte maschile.)
Il comparto tecnico della pellicola forse è l' unico pregio che essa dimostra effettivamente. Le luci e gli effetti sono usati in maniera costante e più che sufficente, carenza invece sul comparto audio e sopratutto sull' esposizione e, perciò il relativo montaggio che si capisce da subito confusionario e talvolta privo di senso. La sceneggiatura lascia molto a desiderare, si parte da ciò che tutti ci si aspettavano dalla pelliccola per poi cadere in un banalissimo Thriller come ne abbiamo sempre visti. Lo screenplay mostra buchi quà e là e diverse incoerenze con la trama stessa e, purtroppo non ci si può passare sopra.
Peccato, davvero un grandissimo peccato perchè questo Shrooms un messaggio di fondo lo aveva ovvero quello di smetterla di drogarsi, che la droga uccide, che gioca con le nostre menti e gli fa solo del male che, ci si può divertire anche senza ma, il pessimo montaggio e l' obrobriosa trasposizione hanno rovinato il tutto. Da evitare, pesantemente sia al cinema che in home video.


Recensione a cura di Skizzo.

27.7.08

Il cavaliere oscuro

Regia: Christopher Nolan
Cast: Christian Bale, Michael Caine, Heath Ledger, Gary Oldman, Aaron Eckhart, Maggie Gyllenhall, Morgan Freeman
Anno: 2008
Durata: 152 min.

Ancora Batman, ancora Nolan. Il regista torna ancora una volta sul supereroe creato da Bob Kane per la DC Comics dopo il successo di "Batman Begins" utilizzando stavolta uno dei nemici più efferati e perfidi mai creati, ovvero Joker, e ambientando il tutto in una Gotham City più buia e oscura.




Gotham City sta vivendo un periodo nel quale la criminalità non è un grosso problema, ora che è arrivato il nuovo Procuratore Distrettuale Harvey Dent (Aaron Eckhart). Ma c'è un nuovo nemico che sta dando del filo da torcere alla polizia della città, ed è Joker (Heath Ledger), uno squilibrato criminale che all'inizio rapina una banca la quale ricicla i fondi per la mafia e con l'aiuto di più malviventi della metropoli decide di attuare un piano per uccidere Batman (Christian Bale). Mentre il tenente James Gordon (Gary Oldman) tenta di incastrare il boss della mafia di Gotham City, Bruce Wayne è tormentato dal rapporto che esiste tra Harvey Dent e la sua ragazza Rachel (Maggie Gyllenhall), amica d'infanzia di Wayne e da lui amata. Intanto Batman, il tenente e Dent collaborano per rintracciare i movimenti di denaro sporco, arrivando a trovare una pista anche a Hong Kong. Ma è a Gotham che accade il caos: Joker elimina chiunque abbia a che fare con il traffico dei soldi e fa fuori chi sta attuando il processo ai danni di centinaia di criminali. Sarà nella città che si vedrà lo scontro tra il bene e il male, Batman contro Joker.

Sceneggiato dal regista e dal fratello Jonathan, Il cavaliere oscuro è un film realizzato alla perfezione e affascinante con le sue atmosfere oscure e nere, tali da renderlo uno dei migliori film degli ultimi anni. Ha molti punti forti dalla sua parte: ogni volta che il Joker entra in azione o compare fugacemente in qualche inquadratura, l'attenzione è concentrata su di lui, un malvivente cinico, eternamente sorridente per via delle cicatrici e magnificamente terrificante, un mostro che getta nel panico chiunque gli stia attorno con la sua risata malefica; l'apparizione di Harvey Dent, un personaggio non molto caratterizzato in questo film (ma speriamo lo sia di più in un prossimo, eventuale terzo) ma di indubbio fascino, sia per come è che per come diventerà nel corso della storia; Batman, eroe e giustiziere della notte che tormenta i criminali di Gotham e unico scopo di soppravvivenza del Joker. Un film esemplare, che schiaffeggia i precedenti lavori di Tim Burton e di Joel Schumacher e riesce ad imporsi. Entrerà presto nell'immaginario collettivo il personaggio di Joker, misterioso e ambiguo quanto basta per renderlo uno dei migliori cattivi di tutti i tempi.

Standing ovation per Heath Ledger, magistrale, pieno di energia e assolutamente perfetto nel ruolo più audace e bello della sua breve carriera, terminata dopo la fine delle riprese del film. Il suo Joker abbatte completamente quello di Jack Nicholson, ritratto da Burton come un uomo giocherellone e quasi ridicolo, mentre quello di Nolan è molto più cattivo e furbo. Inoltre bravo Aaron Eckhart, nuova entrata nel cast assieme alla inutile Maggie Gyllenhall, di certo molto superiore alla precedente Katie Holmes ma comunque un'attrice mediocre in questo film. Sempre una conferma il resto del cast, con un Bale svilito purtroppo da un doppiaggio non all'altezza e gli altri personaggi di contorno che come in "Batman Begins" erano perfetti per le loro parti. Ottime scenografie e buon uso della musica che sa intrattenere ad ogni inquadratura.

Il cavaliere oscuro è quasi un capolavoro, se non fosse per un paio di chiari difetti, ma resta comunque un film impeccabile. Pur essendo lungo ben due ore e mezzo, lo spettatore rimane talmente sbalordito dalle scene d'azione e dalla interpretazione di Ledger, che lo rende protagonista, al posto di Bale, dell'intero film, che il tempo trascorre piacevolmente.

Recensione a cura di Evanes

18.7.08

Funny Games

Regia: Michael Haneke .
Cast: Naomi Watts, Michael Pitt, Tim Roth, Brady Corbet, Siobhan Fallon, Devon Gearhart.
Anno: 2007.
Durata: 111 minuti circa.


Haneke porta il remake di uno dei suoi film nelle sale dieci anni dopo. Il nuovo Funny Games anche se troppo simile e quasi privo di innovazione si mostra sadico, malato e terribbilmente esplicito.





Il film parte con l' inquadratura di una tranquilla famiglia che, se ne va in vacanza in un villetta isolata. Dopo la visita di due perfetti sconosciuti, la vita diventerà un vero e proprio inferno. I ragazzi che hanno preso in ostaggio l' intera famiglia infatti sono dei veri e propri psicopatici che, li sottopongono a sevizie fisiche e psicologiche.

Ed ecco descritta in breve la trama di Funny Games. Ovviamente c'è molto di più di quanto essa lascia intendere. Il film di Heneke in effetti si mostra al pubblico complesso, non privo di morale ma, con molte pecche nonostante il giusto feeling che è riuscito a mantenere con la pellicola precedente. Le inquadrature paiono da subito qualcosa di originale, ben strutturate in maniera tale da coinvolgere lo spettatore fino al profondo.
Più che per il senzo di inquietudine, non si sa mai cosa ci si può aspettare da questi due psicopatici che, mostrando una maschera educata dapprima e completamente folle in seguito lasciano solo un kisto di terrore e disperazione dietro la loro scia. Fin dalle prime battute la pellicola regge bene, anche se, si può osservare e ascoltare immediatamente la scelta poco azzeccata di inserire metal graffioante che da altamente sui nervi.
La prima parte che mi piacerebbe analizzare è il cast. Quasì tutti gli attori lasciano perlomeno una buona impressione della loro performance. Tim Roth è piuttosto silenzioso in gran parte della pellicola ma, riesce a dare il vero senso di disperazione che trascende tutta la pellicola.
La sua parte, ovvero, quella del padre di famiglia che, non riesce a proteggere i suoi cari dato anche il fatto che è il primo ad essere assalito gli si addice a pennelo.
Splendida la performance della Watts, forseper me la migliore. Espressiva, tenace e nonostante ciò mostra i suoi fragili lati di madre che fuoriescono più e più volte in diverse parti della pellicola. I due Killer se così li si può chiamare si dimostrano proprio come si pensava, freddi, cinici con un forte senso di educazione che maschera la sadicità con cui svolgono gli omicidi, quasi fosse un gioco. Il punto di eccellenza di Funny Games è proprio il cast e, una buona sceneggiatura che regge bene il gioco per cui è stata costruita.

Se da una parte però vi è una prova tutto sommato coinvincente, dall' altro vi sono gravi pecche che, purtroppo non possono passare inosservate. Inanzi tutto la pellicola si dimostra essere qualcosa di poco innovativo rispetto alla pellicola originale, lo si può considerare quindi una sorta di ammodernamento con, cast nuovo e diversi aspetti integrati che però non spiccano all' occhio dello spettatore.
Questo purtroppo non è un punto a sfavore su cui si può sorvolare dato anche il fatto che, la presenza scarsa di colonna sonora e la lentezza che si ripercutoe per tutto il film danno, allo spettatore che ha già visionato l' originale, un profondo senzo di noia. Chi non ha visto il capostipite da questo punto di vista può stare tranquillo ovviamente. Come già detto in precedenza il metal è stata una scelta davvero di cattivo gusto che, su diverse scene nella quale viene applicata diventa imbarazzante e quasi snervante.
Lascio per ultima la nota dolente della pellicola che, sfortunatamente ne abbassa la media qualitativa rendendo tutto il prodotto di poco sopra la sufficenza. Il ritmo nonchè la violenza gratuita ma con una morale sotto regge bene fino a quasi venti minuti dalla fine dove, il criminale biondo con il telecomando manda indietro la scena, l' unico spiraglio di salvezza creato dai riflessi della seducente Watts.
Ora, il Rewind era totalmente da evitare. Perlomeno da parte mia mi ha dato un certo senso di tristezza, quasi fosse che lo spettatore ovvero noi volessimo vedere la fine del massacro che, i cattivi fossero i vincitori invece che i buoni. Se la mia interpretazione è giusta Haneke sfida lo spettatore pagante ad osservare fino alla fine strizzando l' occhio a quella violenza a dir poco gratuita che ci regala. Nonostante ciò che mi ero aspettato di vedere, questo Funny Games non è un film eccezzionale anzi, molto al di sotto della media. Nonostante non sia una pellicola da buttare, può passare tranquillamente inosservata, se va vista però, va vistà con attenzione lasciando che le immagini ci scorrano davanti per poi non essere più scordate, per lungo tempo.

8.7.08

Dvd Recensioni: Prospettive di un delitto

Regia: Pete Travis .
Cast: Forest Whitaker, Matthew Fox, Dennis Quaid, Sigourney Weaver, Zoe Saldana .
Anno: 2007.
Durata: 90 minuti circa.

8 diverse persone, 8 diversi flashback e prospettive, un solo attentato e tanta voglia di ripetersi, questi l' ingredienti principali del flm che a lungo andare stanca veramente.



Durante un Summit a Madrid il presidente degli Stati Uniti d' America viene colpito da un cecchino appostato nella piazza del convegno internazionale. Il susseguirsi di eventi sarà visto attraverso gli occhi delle guardie del corpo, del presidente, di un turista e persino dagli attentatori.

Fin dalle prime battute si capisce che, Vantage Point o per meglio dire prospettive di un delitto ha poco da offrire ad un genere che già ricamato molteplici volte da sempre gli stessi frutti. Prima cosa che balena agli occhi è il fatto che seppur interessante ossservare la gran parte della trama sotto diversi punti di vista dopo circa la terza prospettiva si cade nella noia e nella ripetitività più assoluta. La trama già da come si può capire non ha nulla di nuovo da mostrare è, per l' appunto il modo in cui viene raccontato che è in un certo senso più originale e inventivo anche se, come già detto in precedenza sfruttato veramente male e in maniera monotona. Si può da subito vedere il solito patriottismo americano che, benchè il iflm affronti problemi attuali in maniera piuttosto realistica, mostrando ben bene il terrore che si può provare di fronte a tanta impotenza e l' inutilità di questi attacchi terroristici, non si può non notare la figura del presidente buono che, con frasi tipiche ad effetto mostra indulgenza e la forza del proprio popolo tenendo sotto controllo la situazione e, non rispondendo al fuoco con il fuoco.
Il cast dà perlomeno una prova abbastanza discreta. Fra tutti possiamo analizzare Dennis Quaid che dall' inizio alla fine sembra coinvolto molto bene nell' azione anche se spesso e volentieri inespressivo come pochi, Forest Whitaker invece si mostra ancora una volta davvero una scelta azzeccata, di sicuro il più espressivo. Matthew Fox invece approda sul grande schermo dopo la serie televisiva di successo Lost ma ha una parte pressapoco ridotta che sfrutta la sua presenza alla fine. Il cast di certo non è aiutato poi da una sceneggiatura piatta e piena di buchi che offre veramente pochi nuovi spunti per un qualcosa che alla fin fine non lascia nessun orma dietro di se. La colonna sonora si presenta azzeccata anche se raramente ve ne ricorderete qualche brano, da analizzare invece a fondo sono le scelte del regista. A mio parere si potevano evitare abbondandemente i rewind tutte le volte che si cambiava prospettiva, principalmente perchè all' occhio stanca vedere sempre la stessa cosa ripetuta almeno 5 volte.
In definitiva Prospettive di un delitto risulta essere scontato, lento e ripetitivo anche se, forse con un impostazione migliore ed una sceneggiatura più solida si sarebbe riusciti sicuramente in un risultato migliore, forse anche più originale e scorrevole. Sono da abbandonare a mio parere queste solidi e dure radici di patriottismo che rendono queste pellicole quasi ironiche e assolutamente spiacevoli. Vantage Point insomma si può vedere facendo mente locale su quanto detto ma, per quanto mi riguarda è solamente una pellicola mediocre che può essere evitata.

22.6.08

Chiamata senza risposta

Regia: Eric Valette
Sceneggiatura: Andrew Klavan
Cast: Shannyn Sossamon, Edward Burns, Ray Wise, Rhoda Griffis, Raegan Lamb.
Anno: 2008
Durata: 90 minuti circa.


Nuovo Reameake di un film culto giapponese. Chiamata senza risposta diventa un gioco di luci e ombre che cade nel banale e nel tentativo di mischiare qualcosa di nuovo ad una storia già vista.


Una studentessa ascolta il messaggio lasciato da un amica al suo cellulare. Dopo la morte di quest' ultima nei successivi due giorni, quasi tutti quelli che la circondano muoino dopo aver ascoltato la propria voce al telefono due giorni più tardi. La liceale riceve anch' essa una chiamata che le preannuncia la morte imminente, insieme ad un poliziotto cercherà di risolvere il mistero che attanaglia le morti in catena e tenterà di salvarsi la vita dalla maledizione che la perseguita.

Ci troviamo ancora una volta di fronte ad un Remeake. Chiamata senza risposta si rifà alle vicissitudini di The Call tentando a distanza di diversi anni di aggiungere qualcosa di innovativo alla trama cosa fra l' altro di cui gli si può dar merito. Valette tenta nell' impresa ma fallisce come molti dei suoi predecessori. Non si sente in effetti per nulla il bisogno di questi rifacimenti di film già esistenti che riscuotono tra l' altro anche pochissimo successo al botteghino. La pellicola in questione fà sobbalzare di tanto in tanto dalla sedia ma, semplicemente per gli effetti sonori, i soliti giochi di lucie e ombre mal riusciti che terminano quasi immediatamente il loro effetto sullo spettatore.

Il Cast si presenta pieno di giovani speranze che, però, si trovano davvero poco immedesimate nella storia e, seguono una sceneggiatura piatta e priva di un corpo vero e proprio che talvolta lascia veri e proprio baratri nella trama che si notano quasi immediatamente dato il poco coinvolgimento dello spettatore. Da notare lo sfruttamento ampio della CG che per quanto possa essere innovativa rispetto all' originale, rende il tutto ancora più surreale e realizzata in maniera solo discreta e quasi insufficente.

In definitiva One Missed Call o per meglio dire Chiamata senza risposta si presenta come un prodotto fra i tanti, privo di ogni scopo morale e basato solo sul far trabballare di tanto in tanto lo spettatore. Si spera, che dopo tanti fallimenti si abbandoni l' idea dei Remeake che fortunatamente da quanto visto al botteghino non riescono ad incassare neanche la cifra per cui sono stati creati.