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25.7.08

Cinecult: L' uomo che non c' era

Regia: Joel e Ethan Coen
Cast: Billy Bob Thornton, Frances McDormand, James Gandolfini, Michael Badalucco, Tony Shaloub, Richard Jenkins, Scarlett Johansson
Anno: 2001
Durata: 116 min. b/n

I fratelli Coen tornano dopo il successo dell'ultimo film "Fratello, dove sei?" con un noir molto suggestivo, accompagnato da una trama accattivante e da una storia tragica e delicata raccontata dalla voce del barbiere protagonista, interpretato da Thornton.



Ed Crane (Billy Bob Thornton) fa una vita come molti altri: è secondo barbiere nel negozio del cognato, è sposato con una moglie (Frances Mc Dormand) lasciva e passionale e non ha niente da lamentarsi. Se non fosse che decide di dare una scossa e di attuare un piano all'apparenza facile: ricattare il suo amico Dave (James Gandolfini) della scoperta della tresca amorosa con la moglie di Ed e intascare una notevole somma che lo sistemerà per un bel pezzo. Ma Dave scopre l'inghippo, alchè Ed si ritrova costretto, per un caso sfortunato, ad ucciderlo, e così facendo innesca una serie di eventi che lo porteranno ad un destino tragico e drammatico: la moglie verrà accusata dell'omicidio e finirà per suicidarsi in carcere; perderà la somma intascata dal ricatto e data ad un tizio per l'investimento in un negozio di lavaggio a secco e tenterà di rifarsi aiutando la figlia di uno dei suoi amici, Birdy (Scarlett Johansson), con la sua carriera musicale. Ma non potrà sfuggire all'arresto dell'omicidio del tizio del lavaggio a secco e alla conseguente pena capitale.

I Coen ci provano e realizzano un noir sofisticato, rendendo omaggio ai film degli anni 40 e 50, utilizzando un bianco e nero più brillante che mai e usando una sceneggiatura scritta, come sempre, da loro stessi. Si tratta stavolta di un prodotto tra i migliori della loro filmografia, caratterizzato da una fotografia bellissima che rende certe scene molto artistiche e quasi pittoriche e la presenza di un cast d'eccezione. I punti forti di questo film sono per l'appunto i personaggi, che rappresentano ognuno gli stereotipi dell'uomo americano: Ed Crane conduce una vita piatta, monotona, alla quale basta un semplice cambiamento fuori dalle righe per scatenare il furibondo caos nel quale si ritrova suo malgrado; la moglie Doris non è più come un tempo, e dopo il matrimonio è diventata assolutamente passiva e senza il minimo interesse; l'amico Dave è un'affarista senza scrupoli, al quale il destino gioca un brutto scherzo e al quale cerca di rimediare rimettendoci qualcosa di caro.

Billy Bob Thornton è una scelta azzeccata, seppur andasse bene qualsiasi altro attore a incarnare il barbiere: è un personaggio quasi insulso nella storia, ma è il fulcro di tutte le vicende a lui legate. Taciturno, impassibile, debole e annoiato, risulta il personaggio con più carattere e meglio personalizzato. L'aiutano una cast di contorno da leccarsi i baffi: Frances McDormand, la moglie di Joel Coen, è una moglie perfetta, James Gandolfini l'amico traditore, Tony Shaloub l'avvocato arrivista e presuntuoso e una giovane Scarlett Johansson una ragazza molto ingenua all'apparenza e dotata di grande talento. Menzione speciale per la fotografia, come già detto prima, una componente essenziale in questo film, e la sceneggiatura accuratissima come in quasi tutti gli altri lavori dei Coen e che probabilmente qui avrebbe meritato l'Oscar.

Un film decisamente particolare ma approfondito, un mezzo gioiello che assomiglia tanto a quei vecchi film che rimpiangiamo.

Recensione a cura di Evanes

24.7.08

Cinecult: Requiem for a dream

Regia: Darren Aronofsky
Cast: Ellen Burstyn, Jared Leto, Jennifer Connelly, Marlon Wayans
Anno: 2000
Durata: circa 105 min.

Seconda opera del regista dopo il clamoroso successo di "Pi - Il teorema del delirio" premiato al Sundance Film Festival per la miglior regia, questa volta si tenta di scoprire la psiche dell'uomo a contatto con la dipendenza dalla droga, i conseguenti cambiamenti e il disfacimento di una famiglia, il tutto caratterizzato da un cast di rilievo.




Il film inizia con un diverbio tra una madre, Sara Goldfrab (Ellen Burstyn), e il figlio Harry (Jared Leto) nel quale il ragazzo deve portare la vecchia televisione della donna al banco dei pegni per potersi così procurare della droga (che nel film non viene mai nominata) assieme all'aiuto del suo migliore amico Tyrone (Marlon Wayans) in modo da rivenderla e guadagnare molti soldi così da sistemarsi per sempre con la sua ragazza Marion (Jennifer Connelly). Intanto Sara riceve una telefonata in cui le viene detto che potrebbe apparire in un popolare programma televisivo, così decide di cominciare una dieta per poter entrare in un bellissimo vestito rosso indossato una sola volta alla laurea del figlio. Ma la dieta non ha risultati e quindi si rivolge ad un dottore che le darà delle anfetamine per aiutarla a dimagrire, ma ciò le procurerà spaventose allucinazioni del frigorifero che la reclama, diventa iperattiva e non riesce a prendere sonno. Intanto Tyrone viene arrestato perchè complice di una guerra tra bande, viene liberato da Harry ma a costo della quasi totalità dei soldi da loro guadagnati con lo spaccio.

Marion inizia ad impazzire e ritiene Harry responsabile della disgrazia, così deve prostituirsi per poter avere ancora della droga. Harry e Tyrone partono per la Florida alla ricerca di un uomo che potrebbe risolvere i loro problemi, ma Harry ha una bruttissima infezione al braccio sinistro e viene portato in ospedale. Il medico chiama la polizia ed entrambi i ragazzi vengono arrestati, ma solo Tyrone finirà in prigione. A Harry viene amputato il braccio, mentre la madre impazzisce (per le anfetamine ma anche perchè nessuno la chiama per lo show) e viene ricoverata in psichiatria, con l'eterno sogno di poter apparire in televisione.

Un film molto reale sul mondo della droga, dopo il film "Trainspotting" di Danny Boyle, molto curato dal punto di vista della trama e della direzione degli attori. Lo spettatore si ritrova inconsciamente nel corpo dei personaggi e si identifica con almeno uno di loro: chi è disposto a tutto pur di ottenere qualcosa, chi non riesce a smettere di essere dipendente e chi trascura gli effetti sul proprio corpo e sugli altri, risultando egoista e superficiale. Ed ecco che si assiste al disfacimento di quattro persone, che inevitabilmente andranno incontro ad un destino orribile in cui nessuno vorrebbe ritrovarsi, e ciò ci induce a riflettere sulla condizione dell'uomo nel corso degli ultimi anni, che è diventato inutile in una società che può solo rovinarlo. Il regista riesce benissimo a trasmettere un senso di angoscia, disperazione e depressione nello spettatore, facendolo partecipe di una serie di eventi che più volte si incroceranno tra loro ma che purtroppo finiranno nel peggiore dei modi nonostante i vani tentativi di ritrovare la serenità.
Grande prova per tutti gli attori: Leto e la Connelly (dopo questo ruolo arriverà l'Oscar in "A beautiful mind") molto affiatati e bravi ad interpretare due giovani allo sbando, mentre Wayans non riesce a rendere giustizia al suo personaggio poco curato sul piano psicologico. Ma il merito della pellicola va tutto alla superlativa Ellen Burstyn, madre sola e disperata, eternamente chiusa in casa di fronte alla televisione, unica sua compagna, che crede di dare una svolta alla sua vita dopo la partecipazione ad un programma ma inconsciamente si ritroverà ancor più sola. L'attrice è notevole in questo difficile ruolo ed è memorabile nella scena centrale (il discorso con Harry sulla sua vita) e coraggiosa ad imbruttirsi ad arte. Grande importanza ha la colonna sonora, composta da Clint Mansell in collaborazione con i Kronos String Quartet, con un tema che si ripete in quasi tutto il film e risulta snervante ma allo stesso tempo realizzato perfettamente in linea col film.
In conclusione un film bellissimo, uno dei migliori sul tema della droga ma anche uno dei più reali, perciò è vivamente sconsigliato ai deboli di stomaco, soprattutto per quanto riguarda la seconda parte, e ai più ottimisti.


Recensione a cura di Evanes

18.7.08

Funny Games

Regia: Michael Haneke .
Cast: Naomi Watts, Michael Pitt, Tim Roth, Brady Corbet, Siobhan Fallon, Devon Gearhart.
Anno: 2007.
Durata: 111 minuti circa.


Haneke porta il remake di uno dei suoi film nelle sale dieci anni dopo. Il nuovo Funny Games anche se troppo simile e quasi privo di innovazione si mostra sadico, malato e terribbilmente esplicito.





Il film parte con l' inquadratura di una tranquilla famiglia che, se ne va in vacanza in un villetta isolata. Dopo la visita di due perfetti sconosciuti, la vita diventerà un vero e proprio inferno. I ragazzi che hanno preso in ostaggio l' intera famiglia infatti sono dei veri e propri psicopatici che, li sottopongono a sevizie fisiche e psicologiche.

Ed ecco descritta in breve la trama di Funny Games. Ovviamente c'è molto di più di quanto essa lascia intendere. Il film di Heneke in effetti si mostra al pubblico complesso, non privo di morale ma, con molte pecche nonostante il giusto feeling che è riuscito a mantenere con la pellicola precedente. Le inquadrature paiono da subito qualcosa di originale, ben strutturate in maniera tale da coinvolgere lo spettatore fino al profondo.
Più che per il senzo di inquietudine, non si sa mai cosa ci si può aspettare da questi due psicopatici che, mostrando una maschera educata dapprima e completamente folle in seguito lasciano solo un kisto di terrore e disperazione dietro la loro scia. Fin dalle prime battute la pellicola regge bene, anche se, si può osservare e ascoltare immediatamente la scelta poco azzeccata di inserire metal graffioante che da altamente sui nervi.
La prima parte che mi piacerebbe analizzare è il cast. Quasì tutti gli attori lasciano perlomeno una buona impressione della loro performance. Tim Roth è piuttosto silenzioso in gran parte della pellicola ma, riesce a dare il vero senso di disperazione che trascende tutta la pellicola.
La sua parte, ovvero, quella del padre di famiglia che, non riesce a proteggere i suoi cari dato anche il fatto che è il primo ad essere assalito gli si addice a pennelo.
Splendida la performance della Watts, forseper me la migliore. Espressiva, tenace e nonostante ciò mostra i suoi fragili lati di madre che fuoriescono più e più volte in diverse parti della pellicola. I due Killer se così li si può chiamare si dimostrano proprio come si pensava, freddi, cinici con un forte senso di educazione che maschera la sadicità con cui svolgono gli omicidi, quasi fosse un gioco. Il punto di eccellenza di Funny Games è proprio il cast e, una buona sceneggiatura che regge bene il gioco per cui è stata costruita.

Se da una parte però vi è una prova tutto sommato coinvincente, dall' altro vi sono gravi pecche che, purtroppo non possono passare inosservate. Inanzi tutto la pellicola si dimostra essere qualcosa di poco innovativo rispetto alla pellicola originale, lo si può considerare quindi una sorta di ammodernamento con, cast nuovo e diversi aspetti integrati che però non spiccano all' occhio dello spettatore.
Questo purtroppo non è un punto a sfavore su cui si può sorvolare dato anche il fatto che, la presenza scarsa di colonna sonora e la lentezza che si ripercutoe per tutto il film danno, allo spettatore che ha già visionato l' originale, un profondo senzo di noia. Chi non ha visto il capostipite da questo punto di vista può stare tranquillo ovviamente. Come già detto in precedenza il metal è stata una scelta davvero di cattivo gusto che, su diverse scene nella quale viene applicata diventa imbarazzante e quasi snervante.
Lascio per ultima la nota dolente della pellicola che, sfortunatamente ne abbassa la media qualitativa rendendo tutto il prodotto di poco sopra la sufficenza. Il ritmo nonchè la violenza gratuita ma con una morale sotto regge bene fino a quasi venti minuti dalla fine dove, il criminale biondo con il telecomando manda indietro la scena, l' unico spiraglio di salvezza creato dai riflessi della seducente Watts.
Ora, il Rewind era totalmente da evitare. Perlomeno da parte mia mi ha dato un certo senso di tristezza, quasi fosse che lo spettatore ovvero noi volessimo vedere la fine del massacro che, i cattivi fossero i vincitori invece che i buoni. Se la mia interpretazione è giusta Haneke sfida lo spettatore pagante ad osservare fino alla fine strizzando l' occhio a quella violenza a dir poco gratuita che ci regala. Nonostante ciò che mi ero aspettato di vedere, questo Funny Games non è un film eccezzionale anzi, molto al di sotto della media. Nonostante non sia una pellicola da buttare, può passare tranquillamente inosservata, se va vista però, va vistà con attenzione lasciando che le immagini ci scorrano davanti per poi non essere più scordate, per lungo tempo.

8.7.08

Dvd Recensioni: Prospettive di un delitto

Regia: Pete Travis .
Cast: Forest Whitaker, Matthew Fox, Dennis Quaid, Sigourney Weaver, Zoe Saldana .
Anno: 2007.
Durata: 90 minuti circa.

8 diverse persone, 8 diversi flashback e prospettive, un solo attentato e tanta voglia di ripetersi, questi l' ingredienti principali del flm che a lungo andare stanca veramente.



Durante un Summit a Madrid il presidente degli Stati Uniti d' America viene colpito da un cecchino appostato nella piazza del convegno internazionale. Il susseguirsi di eventi sarà visto attraverso gli occhi delle guardie del corpo, del presidente, di un turista e persino dagli attentatori.

Fin dalle prime battute si capisce che, Vantage Point o per meglio dire prospettive di un delitto ha poco da offrire ad un genere che già ricamato molteplici volte da sempre gli stessi frutti. Prima cosa che balena agli occhi è il fatto che seppur interessante ossservare la gran parte della trama sotto diversi punti di vista dopo circa la terza prospettiva si cade nella noia e nella ripetitività più assoluta. La trama già da come si può capire non ha nulla di nuovo da mostrare è, per l' appunto il modo in cui viene raccontato che è in un certo senso più originale e inventivo anche se, come già detto in precedenza sfruttato veramente male e in maniera monotona. Si può da subito vedere il solito patriottismo americano che, benchè il iflm affronti problemi attuali in maniera piuttosto realistica, mostrando ben bene il terrore che si può provare di fronte a tanta impotenza e l' inutilità di questi attacchi terroristici, non si può non notare la figura del presidente buono che, con frasi tipiche ad effetto mostra indulgenza e la forza del proprio popolo tenendo sotto controllo la situazione e, non rispondendo al fuoco con il fuoco.
Il cast dà perlomeno una prova abbastanza discreta. Fra tutti possiamo analizzare Dennis Quaid che dall' inizio alla fine sembra coinvolto molto bene nell' azione anche se spesso e volentieri inespressivo come pochi, Forest Whitaker invece si mostra ancora una volta davvero una scelta azzeccata, di sicuro il più espressivo. Matthew Fox invece approda sul grande schermo dopo la serie televisiva di successo Lost ma ha una parte pressapoco ridotta che sfrutta la sua presenza alla fine. Il cast di certo non è aiutato poi da una sceneggiatura piatta e piena di buchi che offre veramente pochi nuovi spunti per un qualcosa che alla fin fine non lascia nessun orma dietro di se. La colonna sonora si presenta azzeccata anche se raramente ve ne ricorderete qualche brano, da analizzare invece a fondo sono le scelte del regista. A mio parere si potevano evitare abbondandemente i rewind tutte le volte che si cambiava prospettiva, principalmente perchè all' occhio stanca vedere sempre la stessa cosa ripetuta almeno 5 volte.
In definitiva Prospettive di un delitto risulta essere scontato, lento e ripetitivo anche se, forse con un impostazione migliore ed una sceneggiatura più solida si sarebbe riusciti sicuramente in un risultato migliore, forse anche più originale e scorrevole. Sono da abbandonare a mio parere queste solidi e dure radici di patriottismo che rendono queste pellicole quasi ironiche e assolutamente spiacevoli. Vantage Point insomma si può vedere facendo mente locale su quanto detto ma, per quanto mi riguarda è solamente una pellicola mediocre che può essere evitata.